MaiStraki nel giro della Francia del Sud (Provenza e Camargue)

a cura di Enzo Tommasi (collaborazione di Giampaolo Turri)

Caratteristiche:
- Percorso molto interessante e vario, ma con poche strade ciclabili (il confronto con Olanda e Germania, affrontate in passato, risulta impietoso).
- Km. globalmente percorsi: 311 che, in considerazione del vento sopportato, valgono ben di più.
- Prezzi: buono il prezzo degli alberghi, normale quello dei ristoranti, molto care le bevande. 
 

 

 

 

29 maggio 2006, Tour nella “Reserve Nationale de Camargue”, Salin de Giraud, km 15
Ore 5.15 del 29 maggio 2006.
Malgrado la forzata defezione (a seguito di un incidente ciclistico dell’ultima ora) di “monsieur clavikule” detto Pierleopoldo avvertiamo qualche difficoltà, peraltro ben presto superata, a stivare nel mitico monovolume Maistrako le quattro biciclette degli arditi, sia pur smontate ai minimi termini.
Non si capisce come 2 sere prima il test di carico di 5 bici avesse dato buon esito. Ma tant’è!!!
Il viaggio si svolge con regolarità sino a Montecarlo, ove si decide collegialmente di fare una sosta ristoratrice; sapendo che il giorno precedente si era svolto il classico GP di Formula 1 percorriamo metà del percorso di gara nella stessa ambientazione che ha visto protagonisti i piloti: sono le 9.50 e le strutture (guard rails, cordoli, striscioni pubblicitari, tribune) sono in fase di smantellamento e così pure i team stanno smontando, nei box piazzati sul lungomare, le loro strutture di supporto. Si riesce quindi ad assaporare l’atmosfera della corsa e soprattutto del suo contorno (barche da sogno, vetture da favola e quant’altro).
Riprendiamo quindi il viaggio ed alle 15 arriviamo ad Aix en Provence per una pausa ristoratrice e successivamente, ripreso il mezzo di locomozione, attraversiamo località di scarso pregio, con raffinerie di petrolio, industrie chimiche e quant’altro: sensazione di smarrimento.
Poi arriviamo ad un braccio del grande fiume Rodano, attraversato per mezzo di un piccolo traghetto (Bacs de Barcarin: costo: € 4,50), e sbarchiamo d’incanto in un altro mondo, la “Reserve Nationale de Camargue” in cui, alle 17.45, troviamo alloggio nella località di SALIN DE GIRAUD che sarà il punto di partenza del giro ciclistico.
Dopo rapida trattativa con gli inquietanti gestori del pomposo “Hotel Restaurant La Camargue” - due fratelli che danno la sensazione di essere dei “serial killer” in libertà vigilata - e consultato un polveroso registro rigorosamente in stile anni 60, verificando che la pagina delle prenotazioni è desolatamente vuota, il gestore sentenzia: forse troviamo un posto, gradite la stanza 1 o la 2 o la 3? Il gruppo ritiene che, in totale assenza di altre possibilità, sia opportuno mangiare e dormire in questo Hotel, anche perché è l’unico della zona (pernotto a 75 € per una stanza a quattro letti). La stanza è più che decorosa e ci consente - dopo il rimontaggio delle bici ed una prima sgambata all’osservatorio locale con una veduta particolare di montagne di sale marino ed un primo assaggio del vento modello “Mistràl” che ci accompagnerà implacabile nei giorni a venire – di fare un’ottima doccia in attesa della cena.
La fame non manca ma il rapporto qualità (assai scadente) – prezzo (elevato) non ci soddisfa: acqua minerale quasi al costo dello champagne, “faux filet” di toro consistente quanto gli zoccoli del quadrupede, bicchieri che aderiscono all’unto della tovaglia, rigorosamente di tessuto plastificato. L’esordio non è al meglio, ma poi le cose miglioreranno decisamente.

30 maggio 2006, Salin de Giraud – Arles, km. 52
Dopo un colazione di poco superiore allo standard della cena precedente (con ovvie lamentele di Stefano detto “El Bufalo” anche per la modesta quantità di cibo) attrezziamo con cura le bici per il viaggio ed arriviamo a “La Capelière”, magnifica oasi per l’osservazione degli uccelli tramite poderosi binocoli, al limitare dello Stagno di Vaccarès: la visita a piedi nel percorso museale e soprattutto nell’oasi comporterà circa 1 ora e mezza di tempo.
Ripartiamo attraversando svariate risaie che sfruttano l’acqua fornita dal delta del Rodano, che oltrepassiamo tramite un piccolo traghetto, e quindi spingiamo senza sosta sui pedali per contrastare, per quanto possibile, l’azione del vento a raffiche (le famigerate “rafales”) d’intensità anche superiore ai 110 km/h: sarà una costante sino a Nimes e anche nel ritorno in Camargue. La sensazione è quella di pedalare costantemente in salita e con continui strappi che obbligano a scendere di 2/3 rapporti in pochi metri per non piantarsi completamente. Abbiamo addirittura difficoltà a mantenere una traiettoria rettilinea o anche solo a restare in sella: più volte il Mistral ci fa deragliare dalla strada asfaltata e mettere i piedi a terra.
Malgrado queste difficoltà non ci scoraggiamo ed alle 15.30 Arles ci vede arrivare: non inganni la brevità della tappa, ed anche di quelle a venire, perché i km, in queste condizioni che impongono un enorme dispendio energetico, valgono il doppio.
Infatti, esaurite le energie, prima ancora di trovare alloggio cerchiamo con ansia un Supermarket per soddisfare le esigenze alimentari: prendiamo poi posto all’Hotel Ibis (66 € la doppia), sistemiamo velocemente le bici e, ancora in vesti ciclistiche, divoriamo a bordo piscina dell’hotel i cibi di cui sopra. Dopo il robusto rifocillo (ma “El Bufalo” quanto mangia?) e una quanto mai opportuna doccia, indossiamo abiti civili e ci rechiamo nel centro di Arles per una breve visita turistica: Teatro Romano, Arena (in scala minore rispetto a quella di Verona ed anche rimaneggiata con parti visibilmente di recente fattura), alcune chiesette. Quindi ceniamo, con il contorno di un’ottima birra, e successivamente ritorniamo in albergo per il meritato riposo.

31 maggio 2006, Arles – Avignon, km. 62
Dopo una più che pregevole colazione in hotel (era ora) partiamo sempre con il vento a sfavore e “rafales” sempre più violente: si medita addirittura l’abbandono, discutendo tra noi se per l’eccessiva intensità del vento al Tour de France siano mai state annullate delle tappe o meno. Comunque, se pur lentamente, procediamo e dopo qualche chilometro arriviamo all’”Abbaye de Montmajour”, un maestoso maniero del tredicesimo secolo che non risulta possibile visitare all’interno.
Proseguiamo con grandi difficoltà di equilibrio, deviando per Fontvieille su strade secondarie, visitando il bel “Moulin de Daudet” (l’autore di “Tartarino di Tarascona”) fino a raggiungere Le Baux con una prima impegnativa salita. Dopo la visita al caratteristico villaggio, arroccato su uno sperone di roccia, affrontiamo una breve ma soddisfacente discesa per risalire verso un piccolo valico (250 m.) che ci costringe ad utilizzare i rapporti più agili per poi scendere dall’altro versante con il vento che ci arresta persino in discesa.
Appena arrivati in pianura incontriamo il sito archeologico di Glanum, notevole per un arco funerario dedicato ad un patrizio del 50 d.c., e successivamente raggiungiamo la cittadina di St. Remy de Provence, terra natale di Nostradamus, ove si sta svolgendo un vivace mercatino di legumi e frutti, consumati sul posto. Ritemprati nelle membra ci dirigiamo verso Avignon dove arriviamo ben presto e, con qualche peripezia, troviamo alloggio all’Hotel du Lavarin (catena Best Western). Confortevole sistemazione delle bici nella sala convegni, poderosa doccia e quindi ripartenza in abiti normali e con le bici alleggerite dei bagagli verso il centro di Avignon distante circa 5 km dall’albergo: ovviamente non può mancare il consueto vento contrario.
Il luogo impone, una volta ammassati ed avvolti da catene e catenacci le biciclette, la visita al magnifico Palazzo dei Papi; il biglietto d’ingresso (€ 11,50) è comprensivo anche della visita al “Pont d’Avignon” (e già Ezio comincia a canticchiare, contagiando tutti, la canzone medievale “sous le pont d’Avignon on y danse, on y danse”) che avrà luogo il mattino successivo. La visita dell’imponente palazzo, pur svuotato dei contenuti che erano presenti all’epoca dei Papi, risulta molto interessante, anche per l’ottima qualità delle informazioni che ci vengono fornite tramite uno specifico apparato audio in lingua italiana.
A seguire cena in centro, sdoganamento bici dal lucchettame e rientro in Hotel per adeguato riposo.

 

1 giugno 2006, Avignon – Nimes, km. 68
Dopo un’ottima colazione a buffet (stavolta “El Bufalo” appare soddisfatto sia della qualità sia della quantità) paghiamo e rientriamo nel centro di Avignon per la visita, sino a mezzogiorno, al celebrato ponte “Saint Bénézet”, altrimenti detto “Pont d’Avignon”.
Quindi partiamo, superando su ponti moderni i 2 bracci del grande Rodano (abbiamo peraltro tentato di prendere un suggestivo traghetto, ma questi non era agibile per il vento eccessivo!!) ed arriviamo a Villeneuve, con la Torre di Filippo il Bello, da cui il Re di Francia dominava il Palazzo dei Papi, ed una magnifica chiesa; quindi torniamo sulla via maestra per raggiungere, dopo 29 km, il “Pont du Gard”, uno dei più interessanti e suggestivi monumenti di Francia, imperitura testimonianza del genio dei nostri progenitori romani; avendo avuto più tempo a disposizione sarebbe stato bello poter affrontare il fiume in canoa, ma occorreva riprendere la strada per arrivare a Nimes.
Distrutti dal vento e dal sole arriviamo alla meta di giornata abbastanza presto: sarà la nostra fortuna poiché in città è in pieno corso la “Feria” annuale, con 5 giorni di baccanale, concerti, corride, feste per strade e quant’altro. Troviamo l’ultimo alloggio utile (100 € la doppia) in centro, all’Hotel Kyriad, e tiriamo un sospiro di sollievo: ripartire in bici per trovare un altro posto fuori città sarebbe stato devastante, considerata la nostra stanchezza.
Sistemate le bici facciamo un giro a zonzo in città, gemellata con Verona, girovaghiamo per il centro dando un occhiata qua e là a vari eventi “live” e quindi, dopo un vivace dibattito (pesce, carne, paella?) ci accordiamo per il ristorante: la scelta è azzeccata, sarà un’ottima cena, ben guarnita da ottimi vini, a € 35.
Quindi ci concediamo alcune ore di svago vagabondando tra uno spettacolo e l’altro sino a mezzanotte e oltre: da segnalare che Giampaolo viene trafitto al cuore da una giovane danzatrice on the road dalle movenze feline, in perfetto stile “brasileiro”, e non si capacita di dover tornare ben presto in albergo: ma tant’è, la vita dell’atleta impone qualche sacrificio.

2 giugno 2006, Nimes – St.Maries de la Mer, km. 76
Dopo un’eccellente colazione in hotel ed una foto di gruppo scattata dal cortese albergatore partiamo alle 9.15 perdendo diverso tempo nella caotica circonvallazione di Nimes, sbagliando pure direzione, ma presa la giusta via sentiamo il solito Mistràl spirare finalmente alle spalle e, trainati dal Bufalo in gran forma (resterà agli atti l’urlo del Turi: “no stà molàr el Bufalo”), raggiungiamo la punta massima di velocità del viaggio: 43 km/h. Rientriamo quindi, dopo vari giorni, in Camargue e saliamo in una bufera di vento la “Tour Carbonnière” da dove si ammirano distese di uccelli nelle paludi ed acquitrini; dopo pochi km. ci accoglie la cittadella fortificata di Aigues Mortes, da dove molti secoli fa partì la prima crociata. Dopo un primo ristoro a base di bibite e cibo (si ricorda Ezio addentare un poderoso panino) per soddisfare il puro spirito di sopravvivenza, ci concediamo finalmente la celebrata bibita del ciclista: una gustosa “bière panachè” al Cafè Le Perroquet, nella piazza principale del villaggio. Ripartiamo alle 15 da Aigues Mortes e, sempre in favore di vento, traghettiamo il Rodano per arrivare a Saintes Maries de la Mer, rimarchevole cittadina turistica sul Mediterraneo, famosa per la chiesa fortificata e per la festa annuale dei gitani che qui convergono a metà maggio da tutta l’Europa.
Trovato alloggio all’Hotel “Le Neptune” ha quindi luogo il consueto iter di ricerca del ristorante giusto: i desiderosi di paella tentennano troppo alla ricerca del posto migliore e perdono l’attimo fuggente; il locale da loro prescelto chiude i battenti. Troveremo comunque un locale ancora disponibile, ma la cena non sarà eccelsa; tornando verso l’hotel Stefano propone l’osservazione di un tramonto particolarmente gradevole. Pur stanchi ci incamminiamo verso gli acquitrini ma notiamo un’auto con i fari accesi sul limitare delle acque: a farla breve scopriamo che un soggetto totalmente ubriaco invece di far retromarcia dal parcheggio si era fiondato (da quanto tempo?) verso un periglioso canale. Miracolosamente la vettura si era incastrata, paurosamente inclinata di lato, su una sporgenza e l’ubriacone accelerava, senza la marcia inserita, per tentare di andare non si sa dove. Stefano ed Enzo, colta la gravità della situazione, restano sul posto per cercare di estrarre il malcapitato dalla macchina mentre Ezio e Giampaolo vanno a cercare un improbabile soccorso, ritenendo necessario far telefonare urgentemente al “diciotto”. Solo al ritorno dei due, con qualche altro del villaggio, una catena di soccorritori formata da tre persone riesce a tirar fuori dalla vettura il corpo morto nella macchina, che alcuni indizi (indifferenza dei concittadini per il suo recupero, vettura abbandonata a se stessa dai Vigili del Fuoco almeno sino al mattino successivo, etc.) hanno fatto ritenere non essere particolarmente apprezzato in paese.
Tuttavia occorre seriamente dire che solo una dannata fortuna del malcapitato e la nostra casuale presenza ha salvato la persona da sicura morte; sarebbero bastati solo pochi cm. di maggior inclinazione e l’auto sarebbe scomparsa nelle acque con il conducente.
Morale: talvolta un bel tramonto può contribuire a salvare una vita.

3 giugno 2006 St.Maries de la Mer – Salin de Giraud, km. 37
Colazione discreta all’Hotel Le Neptune (€ 5), breve visita alla vettura, nella stessa posizione della sera precedente ed ancora con i fari accesi, e dopo un difficile approccio al percorso da compiere verso le 10 imbocchiamo la giusta via: una strada sterrata, spesso coperta di sabbia – per cui sovente le bici si piantano e devono essere spinte a mano – nel cuore del mitico “Parc Nazionale de Camargue”. E’ in assoluto la parte più bella, dal punto di vista naturalistico e paesaggistico, di tutto il viaggio: tra il mare e i numerosi stagni incontriamo stormi di fenicotteri e aironi nonché mandrie di bufali e cavalli; non mancano laghi salati da cui il mare periodicamente si ritira, lasciando incrostazioni sul terreno di variegate colorazioni e particolare bellezza. Sostiamo presso il faro di “La Gacholle” (con un piccolissimo museo) e quindi di buona lena pigiamo sui pedali per arrivare alla località di partenza del viaggio dove ci aspetta l’auto: Salin de Giraud, ove meritatamente arriva per primo Stefano detto “El Bufalo”.
Sistemiamo noi stessi e le bici, ci rinfreschiamo, e quindi, alle 14.40, siamo in grado di ripartire verso l’Italia con opportuna digressione sulla Cote de l’Esterel (da Saint Raphael a Cannes) e quindi ad Antibes, per placare i morsi della fame con opportuna libagione; ripartiamo ben rifocillati ed in tardissima serata saremo alfine a casa.

Album fotografico

Francia, Provenza

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